Con il nuovo decreto stop a nuovi pannelli solari su terreni potenzialmente agricoli, resta invece consentito l’agrivoltaico: vincono gli agricoltori.

 Meglio un impianto fotovoltaico a terra o un ettaro di campi coltivati in più? Per il governo italiano, è preferibile la seconda soluzione. Il decreto Agricoltura prevede infatti il divieto di installazione del fotovoltaico a terra nelle zone classificate come “agricole” dagli attuali piani urbanistici.

Il fotovoltaico è solamente sospeso

Una decisione che appare in controtendenza rispetto alla volontà dichiarata in passato di agevolare le fonti di energia rinnovabile, ma che invece risponde a una delle esigenze manifestate nelle scorse settimane dalla categoria degli agricoltori, che erano scesi in piazza, in Italia così come in Europa, per reclamare una serie di istanze. Tra queste, anche quella di porre un freno all’installazione da loro definita selvaggia” di impianti di fotovoltaico a terra, che finivano per togliere terreno disponibile alle coltivazioni. L’obiettivo del decreto, spiega il governo, è dunque di “bilanciare lo sviluppo delle energie rinnovabili con la salvaguardia delle aree destinate all’agricoltura, incentivando nel contempo progetti che integrino efficacemente le attività agricole con la produzione energetica da fonti solari”.

L’agrivoltaico, però, è salvo

Ma soprattutto continueranno a essere consentiti gli impianti relativi a progetti di agrivoltaico, che integrano la produzione di energia solare con le attività agricole “e in cui peraltro i pannelli solari fungono anche da protezione per colture sotto di loro”. Il Governo aggiunge “interveniamo e poniamo fine a quello che è una installazione selvaggia del fotovoltaico a terra. Ovviamente, con pragmatismo, salvaguardando alcune aree ma limitando ai terreni produttivi questo divieto”.

Dall’altra parte, anche se d’ora in poi (salvo eccezioni) il fotovoltaico si potrà installare solo sui tetti, “l’obiettivo fissati dal Piano nazionale integrato energia e clima di circa 38 gigawatt da energia solare entro il 2030 rimane lo stesso”. Una rassicurazione che però non convince affatto le associazioni ambientaliste, in cui si parla di una norma “senza senso, che non risolve il problema dell’eccessivo consumo di suolo, denunciato dal mondo agricolo e da quello ambientalista”.

C’è anche un caso Sardegna

In Sardegna si promuove una moratoria totale sui nuovi impianti rinnovabili (in quel caso, non solo fotovoltaico ma anche pale eoliche), sostenendo la necessità di una regolamentazione delle concessioni al fine di evitare il deturpamento dei paesaggi sardi. Anche in questo caso la decisione era stata fortemente criticata da associazioni come il WWF che aveva parlato di una decisione “anacronistica, che risponde principalmente agli interessi del mondo delle energie fossili (del gas naturale in primis), significa condannare la Sardegna ad un’economia non in linea con la transizione energetica”.

 

Fonte: Lifegate